Quando il meglio non basta 🇮🇹

Ancient Greek ruins with a lone cloaked figure walking among columns at sunset

Quando il meglio non basta

Resto in piedi tra le rovine educate del nostro conflitto,
con le mani aperte come porte
lasciate troppo a lungo a sbattere nel vento.
Il mio amico mi guarda con occhi stanchi
e ripete piano:

«Ho fatto tutto quello che potevo.»

E allora il silenzio si siede tra noi,
pesante come un terzo corpo.

Vorrei credere al suo coraggio,
alle sue notti insonni,
alle parole inghiottite
per non alimentare l’incendio,
alle scuse goffe lasciate come fiori bagnati
sulla soglia della mia rabbia.

Vorrei dirgli:
sì, è stato abbastanza.
Sì, hai tentato tutto.
Sì, la pace a volte chiede meno di un miracolo.

Ma qualcosa dentro di me resiste.

Perché fare “tutto il possibile”
non significa sempre fare ciò che serve.

Si può parlare senza ascoltare.
Si può tornare senza capire
perché si è andati via.
Si possono tendere le braccia
tenendo ancora i pugni chiusi nel cuore.

E io resto qui,
con questa strana colpa
di chiedere di più a qualcuno
che crede di essersi svuotato fino alle ossa.

Allora cosa si fa?

Si accettano gli sforzi imperfetti
come si accetta la pioggia:
insufficiente a salvare i raccolti,
ma caduta dal cielo comunque?

Oppure bisogna dare un nome alla mancanza,
anche rischiando di sembrare ingiusti?
Dire:

«Il tuo possibile non ha guarito il mio dolore.»

Senza trasformare quella frase
in una condanna.

Cammino a lungo con queste domande.
Le rigiro nella bocca
come pietre levigate
per non sanguinare più.

Poi forse comprendo questo:

Nei conflitti,
la verità non vive sempre da una parte sola.
Capita che qualcuno abbia davvero dato
il massimo di ciò che sapeva dare,
e che quel massimo
resti comunque insufficiente per amare bene.

Allora la soluzione forse non è misurare
chi abbia ragione,
chi abbia sofferto di più,
chi meriti il perdono.

Forse bisogna guardare oltre:
uno è disposto a imparare?
l’altro è disposto a spiegare senza distruggere?
Esiste ancora un luogo
dove due fragilità possano sedersi disarmate?

Perché certi legami muoiono
per mancanza di impegno.
Altri muoiono
per mancanza di capacità.
E riconoscerlo richiede una lucidità
più difficile del perdono stesso.

Oggi non so ancora
se devo andarmene
o restare per mostrargli ciò che non ha visto.

Ma so questo:

L’amore, l’amicizia, la pace —
nessuna di queste cose sopravvive a lungo
alla frase:

«Ho fatto abbastanza, quindi la storia finisce qui.»

A volte amare qualcuno
significa accettare
che il suo “abbastanza”
non basti a guarire tutto.

E a volte crescere
significa capire
che bisogna imparare a fare meglio
anche dopo aver dato tutto.

— Adam Donaldson Powell

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