Dopo la morte di suo figlio Ikaros, Dedalo volò in Sicilia e si rifugiò alla corte di Cocalus, il re sicano di Camicus. A quel punto, i soldati micenei avevano già bruciato e saccheggiato i resti dei palazzi minoici di Gnosso, Festo, Aghia Triada, Malia e Zagros, che erano già stati quasi completamente rovinati dai maremoti provocati dall’eruzione cataclismatica di Atlantide.
Minosse, che era riuscito a fuggire con una trentina di uomini, giurò di vendicarsi dei Micenei e si mise alla ricerca di Dedalo, l’unico uomo che avrebbe potuto aiutarlo a rimontare. Minosse rintracciò Dedalo chiedendo a tutti i sovrani dell’Occidente come infilare una conchiglia a spirale, sapendo che solo Dedalo, che aveva risolto l’enigma del labirinto, poteva conoscere la risposta. Quando Cocalus gli sottopose l’enigma, Dedalo praticò un foro nella parte superiore di una conchiglia a spirale e legò il filo a una formica, che si fece strada attraverso la conchiglia, uscendo dal foro all’altra estremità.
Quando il re Cocalus restituì a Minos la conchiglia filettata, Minos pretese la consegna di Dedalo. Dopo il rifiuto di Cocalus, Minosse e suo figlio assediarono la città poco protetta e fecero prigioniera una delle figlie di Cocalus come riscatto per Dedalo. Cocalus finse allora di acconsentire alla cessione di Dedalo e invitò Minosse a essere l’ospite d’onore di un banchetto reale, in stile siciliano. Offrì anche le proprie figlie per assistere Minosse nel tradizionale bagno cerimoniale prima della festa. Dedalo, però, aveva dotato le vasche di tubi sopraelevati attraverso i quali passavano torrenti di acqua bollente e Minosse morì scottato. Agli uomini di Minosse, ben riempiti di vino, cibo e schiave, furono cavati gli occhi e tutti furono messi in mare su una nave con il corpo del loro re morto. Sul timone era dipinta la rozza iscrizione: «Nave dei Stupidi».
Dedalo, nostalgico di Atene e avvilito per la sua vita sregolata, soccombe a una grave malinconia e si suicida sull’isola sacra di Delo.
LA ENIGMA.
A guidare il corteo di trenta mercenari sparuti in abiti a brandelli c’era un uomo basso, con i capelli scuri e i riccioli neri e sporchi, con una luce crepuscolare e magica negli occhi.
L’atteggiamento di questo zingaro malmesso, con affettazione di pomposità e di aulica grandezza, suscitò risate e sospetti tra i curiosi sicani.
Eppure, il suo sorriso fiss’ e il suo sguardo penetrante non tradirono altro che il fascino, mentre allungava il palmo della mano con in mano una semplice conchiglia a spirale e diceva:
“Scommetto che tu sai risolvere questo indovinello!”
VENDETTA: SICILIA.
Il re Cocalus fu colto di sorpresa alla ventiquattresima ora quando Minosse e la sua banda di trenta irruppero nella camera da letto reale armati di torce, spade e un pugnale puntato sul collo della bella principessa di Camicus, tenuta in riscatto per colui che avesse risolto l’enigma.
Guardando negli occhi della figlia spaventata, Cocalus capì subito che la prima battaglia era stata persa, ma si rassegnò con un sorriso, mentre la sua mente amara stava già elaborando un piano per la vittoria finale.
MINOS.
Con un’espressione di crescente impazienza, gli dei disapprovandi commentano con un sospiro:
“Dobbiamo essere continuamente aggravati da queste ombre di un uomo di statura e importanza, ora ridotte a parodia comica dalla disperazione e dalla delusione?
La verità è che nessuno si preoccupa veramente di una stella che ha perso il suo splendore”.
Un re senza regno è un pirata o un buffone”.
LA SCOTTATURA CON ACQUA CALDA.
Il lento gocciolare dell’acqua sulla pelle e sulla carne ricoperta di vesciche mette in scena l’elemento finale della tortura per il re deposto, mentre ogni goccia minaccia di erodere sempre più definitivamente ogni speranza di recupero e di vendetta.
Grida melodiche di agonia mantengono un equilibrio sinfonico contro lo sgocciolio ritmico, indicativo dell’ironico orrore endemico dell’inevitabile trionfo della natura sulla civiltà e sull’artificialità.
Forse la maggiore severità è la crudeltà della mortalità, poiché la cronologia riduce al minimo l’umanità individuale con ogni momento che passa.
DEDALO: LAMENTO PER UN RE MORENTE.
Mi sconvolge vederti sdraiato così impotente; giocare al “gioco dell’attesa” senza giudizio o scelta.
Temendo la vita più della morte, trascendi l’impazienza del desiderio attraverso la costanza del dolore e la rassegnazione all’inevitabile.
In un singolare gesto di compassione, le tue pallide labbra forzano un sorriso che mette a tacere la lacrima che mi scivola sul viso; e per un attimo mi ritiro in me stesso, imbarazzato dalla mia stessa autoindulgenza.
Sempre sorridendo, mi prendi per mano e stringi un po’ della tua preziosa vita nella mia, come per dire:
“Lo so… lo so… (viviamo tutti con un tempo preso in prestito)”.
NAVE DI STUPIDI.
Guidata dalle costellazioni in un viaggio verso il nulla, la ricchezza distrutta dell’età eroica è ora oscurata dalla stupidità.
Tutto il sangue si raffredda su questa nave di stupidi; eppure, la vibrante calma del cielo e del mare rimane indisturbata dai lamenti e dalle grida cacofoniche di uomini agonizzanti e di uccelli rapaci impazienti.
In verità, la mano del Fato è severa con coloro che sono lenti ad accettare; perché la morte senza liberazione è l’Ade stesso.
DAEDALUS: ELOGIO.
Cori fantasma beatifici di anime defunte cantano inni di lode strazianti in onore di Dedalo, che ha affondato un pugnale d’argento nel proprio cuore con poetica indifferenza.
Le stridenti tonalità dei loro elettrizzanti tori elettrizzanti spaccano il Monte di Artemide con precisione sismica, permettendo così Il cadavere può essere consumato all’interno della fessura di 3 metri senza indulgenza.
Mentre l’oscurità che si avvicina rapidamente espelle l’espressione temporale dell’irrazionalità, le dolci e calde brezze sulla sacra Isola di Delo cullano l’esistenza ancora una volta all’ordine primordiale.
EPITAFFIO.
Situato su una collina che domina Il tempio in rovina di Delo è un cumulo di terra ricoperto di erbe e fiori selvatici.
L’anonimato e gli ulivi proteggono la tomba senza nome da ulteriori disturbi da un’indagine nel tempo.
Dalla spiaggia sottostante si può a volte si può visualizzare la luna crescente in posa come corna luminose di consacrazione che si libra sopra il luogo di sepoltura.
Un simbolo dell’antica religione e dell’infinito.
E riflesso nel perfetto schema di costellazioni è il monito ossessionante di un anima ingegnosa che non si fermerà mai:
“Ariston metron” …. (la moderazione è la cosa migliore) ….


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