In principio era la memoria 🇮🇹✍🏻

— Adam Donaldson Powell

In principio era la memoria

— a ricardo

Ripples on a mountain lake reflecting a colorful sunset with trees and mountains in background

Signore,

Tu non hai dato agli uomini
soltanto il tempo per nascere
e il tempo per morire.

Hai nascosto nel loro cuore
un dono più ostinato del tempo:

la memoria.

Per questo
la morte non trova mai una casa del tutto vuota.

Ogni volta
che uno dei nostri attraversa la soglia,
qualcosa di noi
scende con lui nel silenzio,

e qualcosa di lui
rimane a respirare in noi.

Così ci hai fatti.

Creature impastate
di terra,
di respiro
e di ricordo.

E il ricordo
non è il peso del passato.

È il futuro dell’amore.

Per questo,
quando sentiamo avvicinarsi
l’ultima stagione
di chi abbiamo amato,
il cuore diventa pellegrino.

Nasce il desiderio
di un’ultima strada percorsa insieme,
di una tavola ancora apparecchiata,
di una parola custodita,
di un perdono finalmente pronunciato,
di un silenzio condiviso.

Come se l’anima sapesse
che ogni istante donato
diventerà pane
per gli anni della lontananza.

Noi crediamo
di costruire ricordi.

Invece
stiamo edificando eternità.

Perché la memoria
non conserva soltanto ciò che è stato.

Essa continua.

Continua un sorriso
nelle labbra di un figlio.

Continua una bontà
nelle mani di chi l’ha ricevuta.

Continua una speranza
nel cuore di chi era disperato.

Continua una vita
dentro un’altra vita.

Così il bene
non finisce mai dove finisce un uomo.

Passa.

Come il fuoco
che accende un altro fuoco
senza perdere nulla della propria luce.

Forse è questo
il tuo modo di creare il mondo.

Non ricominciando ogni volta,

ma affidando ogni creatura
alla fedeltà di un’altra.

Per questo
la memoria è sacra.

Perché partecipa
alla tua stessa opera.

Essa raccoglie
ciò che il tempo disperde.

Essa benedice
ciò che la morte divide.

Essa chiama per nome
coloro che il silenzio
vorrebbe confondere con il nulla.

E ogni nome pronunciato con amore
diventa una piccola resurrezione.

Allora comprendiamo
che vivere
non significa soltanto respirare.

Significa lasciare nell’altro
una sorgente
che continui a sgorgare
quando noi non ci saremo più.

Questa è la vera eredità.

Non le case.

Non i libri.

Non le opere.

Ma la capacità di amare
che abbiamo acceso
nel cuore di qualcuno.

Poiché nessun bene
rimane prigioniero di chi lo compie.

Ogni gesto d’amore
entra nel sangue del mondo.

Ogni misericordia
allarga il confine della creazione.

Ogni vita donata
diventa seme
nelle stagioni che verranno.

E allora,
quando verrà anche la nostra sera,

non domanderemo
di trattenere i giorni.

I giorni
sono sempre appartenuti al vento.

Domanderemo soltanto
che qualcuno,
in un’alba lontana,

ritrovando il coraggio di amare,

senza conoscere il nostro nome,

porti ancora nel proprio cuore
un poco della luce
che noi abbiamo ricevuto
e trasmesso.

Perché allora
non saremo scomparsi.

Saremo entrati
nel lungo respiro della comunione,

dove ogni amore genera altro amore,
ogni memoria genera altra vita,
ogni grazie
diventa creazione che continua.

E forse,

Signore,

questa è l’eternità
che Tu hai seminato
nelle nostre fragili mani:

non vincere la morte,

ma impedire all’amore
di morire con noi.

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